Ci sono libri che colpiscono perché sembrano attualissimi ma, poi, andando a controllare la data di pubblicazione, rimaniamo sorpresi.
Miami Purity di Vicki Hendricks è uno di questi: pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1995, è arrivato in Italia molti anni dopo, eppure per temi, linguaggio e soprattutto per il modo in cui costruisce il suo personaggio principale potrebbe tranquillamente sembrare un noir contemporaneo.
La protagonista è Sherri Parlay, trentasei anni, ex spogliarellista, con una vita sentimentale tutt’altro che tranquilla alle spalle e la volontà di ricominciare. Trova lavoro alla Miami Purity, una lavanderia a secco gestita da una donna insieme al figlio Payne.
Payne è giovane, affascinante e diventa ben presto l’oggetto del desiderio di Sherri. E da quel momento, naturalmente, le cose cominciano a complicarsi.
Prima ancora della storia, mi ha incuriosita Vicki Hendricks.
Miami Purity è il suo romanzo d’esordio e nasce anche dalla sua passione per il noir americano classico: Hendricks ha raccontato di essersi ispirata, nella struttura del romanzo, a "Il postino suona sempre due volte" di James M. Cain.
Ma qui il punto di vista cambia.
A raccontare non è un uomo sedotto dalla classica femme fatale. Al centro della storia c’è una donna. Ed è lei a desiderare, scegliere, sbagliare, agire, essere violenta, provare attrazione e raccontare la propria sessualità senza filtri.
In questo senso ho trovato l'autrice originale e, per l'epoca, decisamente all'avanguardia.
Sherri è probabilmente l'elemento che ricorderò maggiormente del romanzo.
Non è costruita per piacere al lettore. È impulsiva, contraddittoria, sessualmente vorace, a volte irritante e capace di comportamenti difficili da condividere. Ma è proprio questa mancanza di volontà di renderla più gradevole a farne un personaggio originale.
Anche lo stile segue questa impostazione: è diretto, asciutto, esplicito e senza troppi pudori. Il sesso viene raccontato apertamente, così come la violenza. E questo è bene saperlo prima di iniziarne la lettura, perché Miami Purity non è certamente per tutti i palati.
C'è però qualcosa che mi è mancato.
L'ambientazione.
Quando leggo un noir mi aspetto spesso che il luogo non faccia semplicemente da sfondo alla storia, ma che in qualche modo la racconti.
Le strade, i locali, il caldo, gli odori, i quartieri, persino la luce possono contribuire a creare quella sensazione di inquietudine e di decadenza che appartiene al genere. A volte la città finisce quasi per diventare un altro personaggio.
Qui, invece, non è successo.
E la cosa mi ha colpita ancora di più perché Miami compare addirittura nel titolo. Mi sarei aspettata di sentirla maggiormente: il caldo della Florida, la città, le sue contraddizioni, la sua atmosfera.
Invece qui rimane troppo spesso sullo sfondo.
È probabilmente la pecca maggiore che ho trovato nel romanzo.
Quindi, mi è piaciuto?
Non posso dire che Miami Purity mi abbia conquistata completamente.
Ma mi ha mostrato il noir da una prospettiva diversa.
E, anche quando un romanzo non riesce a conquistarci del tutto, farci guardare un genere che conosciamo da un punto di vista nuovo è già un buon motivo per ricordarlo.
