martedì 27 ottobre 2026

L'intruso di Jason Rekulak: tra suggestioni e qualche perplessità


Ci sono romanzi che, già dalle prime pagine, sembrano promettere un'esperienza di lettura particolarmente inquietante. L'intruso di Jason Rekulak è stato, per me, uno di questi. Un gatto misterioso, una protagonista che comincia a vivere situazioni sempre più strane e un'atmosfera che, almeno inizialmente, lascia presagire qualcosa di decisamente sinistro.

Avevo apprezzato molto Teddy, il precedente romanzo dell'autore, e naturalmente ero curiosa di scoprire se Rekulak sarebbe riuscito a conquistarmi ancora una volta. Devo ammettere, però, che questa nuova lettura mi ha lasciata con più di una perplessità.

La trama, senza spoiler

Penny è una giovane fumettista che sta attraversando un periodo difficile, segnato anche dalla scomparsa della sua amata gatta Popcorn.

Quando Dean, il suo fidanzato, la accompagna a una festa esclusiva frequentata da persone molto facoltose, che lui le presenta come propri clienti, Penny si ritrova in un ambiente piuttosto insolito. È proprio durante quella serata che fa la conoscenza di un gatto decisamente particolare, Godfrey.

Quello che inizialmente potrebbe sembrare un incontro curioso diventa presto il punto di partenza di una serie di avvenimenti sempre più inquietanti, destinati a sconvolgere la quotidianità di Penny e a insinuare dubbi sulla natura di ciò che le sta accadendo.

E mi fermo qui, perché credo che un romanzo di questo genere debba conservare almeno il piacere della scoperta.

Tra Rebecca e Rosemary's Baby

Durante la lettura mi sono tornati alla mente due titoli che ho apprezzato molto: Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier e Rosemary's Baby.

Naturalmente non parlo di somiglianze precise nelle trame, ma di alcune suggestioni: la sensazione che dietro le apparenze si nasconda qualcosa di minaccioso, il progressivo insinuarsi di una presenza estranea nella vita della protagonista, il dubbio su quanto ci si possa fidare delle persone che ci circondano.

Sono elementi che, se sviluppati con attenzione, possono dare vita a un horror psicologico particolarmente efficace.

E in effetti, nelle prime pagine, Rekulak sembra imboccare proprio questa strada.

La festa alla quale Penny viene accompagnata, l'ambiente elegante e un po' enigmatico, il primo incontro con il gatto: sono momenti in cui ho avvertito una certa tensione. C'era qualcosa di indefinito e minaccioso, quella sensazione che spesso rende l'horror più interessante di qualsiasi manifestazione esplicita del soprannaturale.

Purtroppo, per me, questa atmosfera non è durata a lungo.

Un horror dalla difficile collocazione

La principale difficoltà che ho incontrato nella lettura riguarda il modo in cui viene costruita e raccontata la vicenda.

A tratti mi è sembrato di leggere un romanzo rivolto a un pubblico piuttosto giovane, quasi uno young adult. Non soltanto per lo stile narrativo, ma anche per la caratterizzazione dei personaggi secondari e per gli espedienti utilizzati per far progredire la storia.

L'amica di Penny, la nonna dell'amica e altri personaggi che le ruotano attorno mi hanno restituito spesso questa impressione: figure tratteggiate con una semplicità che ho trovato poco convincente rispetto alla natura della vicenda.

E qui nasce il mio dubbio.

Perché, se da una parte il romanzo sembra talvolta rivolgersi a lettori giovani, dall'altra affronta situazioni decisamente adulte, con implicazioni anche profondamente disturbanti.

Non penso affatto che la narrativa per ragazzi debba evitare argomenti oscuri o inquietanti. Il punto è un altro: ho trovato una certa sproporzione tra la complessità di ciò che viene raccontato e la semplicità degli strumenti narrativi utilizzati per raccontarlo.

È come se la storia avesse bisogno di una maggiore profondità psicologica, di sfumature che invece, a mio avviso, vengono spesso sacrificate.

Quando la tensione lascia spazio alla prevedibilità

Un altro elemento che non mi ha convinta è stata la gestione della suspense.

Dopo un inizio promettente, ho avuto la sensazione che gli indizi diventassero fin troppo evidenti. Ciò che sta accadendo appare abbastanza chiaro al lettore e, di conseguenza, quella sottile inquietudine iniziale lascia progressivamente spazio alla prevedibilità.

Personalmente, in un horror psicologico amo soprattutto il dubbio. Mi piace non sapere esattamente che cosa sia reale, quali personaggi siano affidabili e quale minaccia si nasconda dietro avvenimenti apparentemente inspiegabili.

Qui, invece, ho avuto raramente questa sensazione.

Anche Penny, come protagonista, non mi ha convinta del tutto. Comprendo che, di fronte a eventi assurdi, una persona possa cercare spiegazioni razionali e persino negare l'evidenza. Ma nel suo caso i segnali di pericolo mi sono sembrati talmente numerosi ed espliciti da rendere poco credibili alcune sue reazioni.

Penny continua spesso a minimizzare ciò che accade, oppure finisce per credere alle rassicurazioni di chi le sta intorno, anche quando avrebbe ottime ragioni per dubitarne.

Più di una volta mi sono ritrovata a pensare che qualsiasi persona, al suo posto, avrebbe cercato di allontanarsi il prima possibile.

E quando un personaggio comincia a comportarsi in modo poco convincente, almeno per me, diventa difficile continuare a condividere le sue paure.

Le idee interessanti non mancano

Non vorrei, però, che da queste osservazioni emergesse l'impressione di un romanzo completamente privo di spunti interessanti.

L'idea di introdurre il soprannaturale attraverso la figura di un gatto, animale al quale da sempre si attribuiscono mistero e ambiguità, ha indubbiamente un suo fascino.

Anche la presenza dei fumetti e il rapporto tra disegno, creatività e inquietudine contribuiscono a dare alla storia una propria identità.

E soprattutto, dietro alcuni avvenimenti, si nasconde un'idea di invasione e sopraffazione della persona che ho trovato realmente disturbante.

È proprio questo, forse, che mi ha lasciata maggiormente perplessa: il romanzo contiene elementi che avrebbero potuto alimentare una tensione psicologica molto più intensa, ma sceglie spesso soluzioni narrative che ho trovato troppo semplici.

Neppure la conclusione è riuscita a modificare sostanzialmente la mia impressione. Senza anticipare nulla, l'ho trovata fin troppo rassicurante rispetto all'oscurità di alcuni temi affrontati.

Le mie conclusioni

L'intruso è un romanzo che si legge con facilità e che parte da una premessa sicuramente intrigante, ma che personalmente non è riuscito a coinvolgermi quanto speravo.

Forse il confronto con Teddy, che avevo apprezzato decisamente di più, ha contribuito ad alzare le mie aspettative. Ma non credo che sia soltanto questo il problema.

Mi è mancata soprattutto una costruzione più sottile della tensione, una maggiore credibilità psicologica dei personaggi e quella capacità di insinuare il dubbio che considero uno degli ingredienti più affascinanti dell'horror.

Resta una storia con alcuni spunti originali e momenti disturbanti, ma che, nel complesso, mi ha lasciata piuttosto distante.

Naturalmente è una valutazione personale: altri lettori potrebbero apprezzarne proprio l'immediatezza narrativa e il ritmo accessibile.

Per quanto mi riguarda, però, Teddy rimane di gran lunga il mio preferito tra i due romanzi di Rekulak.

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E voi avete letto L'intruso? Vi ha convinto oppure, come me, avete trovato qualche difficoltà a entrare davvero nell'atmosfera della storia?