venerdì 23 ottobre 2026

La palude delle streghe: i roghi si sono spenti, i pregiudizi no (Tutt'orecchi #1)


Benvenuti amici, ci ritroviamo oggi col primo numero di questa nuova rubrica che ho voluto chiamare "Tutta orecchi!". Rubrica nella quale commenterò gli audiolibri ascoltati di settimana in settimana. L'elemento in più sarà il parere sulla voce narrante,  fondamentale in un audiolibro.
Siamo qui a parlare di un romanzo che ho ascoltato su Storytel, ma, naturalmente, esiste anche il cartaceo edito da Neri Pozza.

Ci sono libri che lasciano un segno. La palude delle streghe, di Jarka Kubsova, per me appartiene decisamente a questa categoria.

Ho terminato l'ascolto di questo romanzo con una sensazione difficile da descrivere. Ho provato rabbia, tanta rabbia. E, soprattutto, la consapevolezza di aver incontrato una storia che difficilmente dimenticherò.

Jarka Kubsova intreccia due epoche e due destini femminili.

Nel Cinquecento incontriamo Abelke Bleken, una donna indipendente, determinata, capace di amministrare la propria terra in un mondo che guarda con sospetto chi non si conforma alle aspettative della società.

Nel presente conosciamo Britta, una donna che ha progressivamente messo da parte le proprie aspirazioni per dedicarsi alla famiglia e che, nonostante una vita apparentemente privilegiata, avverte il peso delle rinunce e il bisogno di ritrovare se stessa.

Due donne lontanissime nel tempo, eppure molto più vicine di quanto si possa immaginare.

È proprio questo parallelismo ad avermi conquistata e sconvolta.

Perché mentre ascoltavo la storia di Abelke, perseguitata in un'epoca in cui un'accusa di stregoneria poteva distruggere una vita, non riuscivo a smettere di pensare a ciò che accade ancora oggi.

Basta una fotografia pubblicata sui social, una scelta personale, un comportamento giudicato sconveniente, perché una donna diventi bersaglio di insulti, calunnie e condanne collettive. E troppo spesso a partecipare a questo accanimento sono anche altre donne.

Naturalmente non possiamo equiparare la violenza della caccia alle streghe alle aggressioni verbali contemporanee. Ma possiamo riconoscere, dietro fenomeni tanto diversi, alcuni degli stessi meccanismi: il pregiudizio, la volontà di controllare, il bisogno di trovare qualcuno da colpevolizzare.

I roghi si sono spenti, ma la caccia alle streghe non si è conclusa.

E poi c'è Britta. Una donna nella quale mi sono riconosciuta molto più di quanto mi aspettassi. Perché a volte le rinunce non fanno rumore. Si accumulano negli anni, diventano abitudini, fino al momento in cui ci si domanda quanto della propria vita sia stato davvero scelto.

Ho apprezzato moltissimo il modo in cui l'autrice costruisce questo dialogo tra passato e presente, senza limitarsi a raccontare un'ingiustizia storica, ma invitandoci a interrogarci sulle nostre contraddizioni.

La palude delle streghe non è stata per me una semplice lettura coinvolgente. È stata una lettura dolorosa, necessaria, capace di provocare emozioni fortissime.

Non so se cambierà davvero il mio modo di guardare il mondo. So però che, dopo averlo ascoltato, alcune cose mi sembrano diverse.

E credo che sia uno dei doni più grandi che un romanzo possa fare.

Per quanto riguarda la voce narrante dell'audiolibro, appartiene a Sonia Barbadoro e devo dire che la sua interpretazione mi è piaciuta molto.

Ne consiglio vivamente la lettura davvero a tutti. Vi arrabbierete molto, rifletterete, forse piangerete. Una cosa è certa, la storia di Abelke non vi abbandonerà.

Potrete acquistare il libro direttamente cliccando qui su Amazon la palude delle streghe

venerdì 16 ottobre 2026

BOOKBACK! #02 – La vita segreta delle api: torniamo nella casa rosa

 



Libri letti anni fa. È tempo di riparlarne.

Bentornati nel nostro piccolo angolo dedicato ai libri!

Eccoci al secondo appuntamento con BOOKBACK! – Tiriamolo giù dallo scaffale, la rubrica in cui torniamo a cercare tra i libri letti tanti anni fa, quelli che magari non nominiamo più da tempo, ma che continuano a occupare un posto nelle nostre librerie.

La volta scorsa abbiamo recuperato L'abbazia di Northanger di Jane Austen. Oggi cambiamo completamente atmosfera: lasciamo l'Inghilterra ottocentesca e ci spostiamo nella Carolina del Sud degli anni Sessanta.

Il libro che ho scelto è La vita segreta delle api di Sue Monk Kidd.

E questa volta il nostro viaggio indietro nel tempo ha qualcosa di particolare: sono andata a recuperare la recensione che avevo scritto sul mio vecchio blog il 12 giugno 2011.

Quindici anni fa!

Rileggere quelle righe è stato un po' come ritrovare una vecchia fotografia: non necessariamente ricordiamo ogni particolare, ma possiamo riconoscere ciò che aveva attirato la nostra attenzione.

Una ragazzina, tre sorelle e una casa rosa

La protagonista è Lily Owens, una quattordicenne che vive con un padre autoritario e violento, portandosi dietro il peso di un ricordo terribile: la morte accidentale della madre, avvenuta quando era ancora molto piccola.

Siamo nel 1964, in un'America attraversata da profonde tensioni razziali.

Quando Lily decide di fuggire insieme a Rosaleen, la donna afroamericana che si occupa di lei, il suo viaggio la conduce in una casa rosa abitata da tre sorelle: August, May e June Boatwright.

È qui che Lily comincerà a conoscere un mondo diverso da quello in cui è cresciuta.

August è un'apicoltrice e, attraverso il lavoro con le api, le insegnerà molto più di quanto la ragazza possa immaginare.

Ma soprattutto Lily scoprirà che una famiglia non è necessariamente quella in cui siamo nati e che l'affetto, qualche volta, può arrivare dalle persone più inattese.

Avevo definito il romanzo «tenero, leggero e profondo».

Tre aggettivi che, riletti oggi, mi sembrano raccontare bene il tipo di esperienza che cercavo di descrivere.

Mi aveva colpito Lily, una ragazzina che consideravo complessa: impaurita e vulnerabile, ma anche concreta, forte e capace di autoironia.

Avevo apprezzato particolarmente la storia della Madonna nera custodita nella casa delle sorelle Boatwright, le vicende di May e i racconti sulle abitudini delle api.

E sapete quale dettaglio avevo voluto ricordare persino alla fine della recensione?

La lavatrice rosa Lady Kenmore!

Mi fa sorridere ritrovarla citata dopo tutti questi anni. In fondo, anche questi particolari raccontano il nostro modo di leggere: accanto ai grandi temi, sono spesso le piccole cose a rendere riconoscibile un romanzo.

Una storia dolce, ma non innocua.

La vita segreta delle api è un romanzo che parla di amore, maternità e ricerca di sé, ma sarebbe riduttivo fermarsi qui.

La storia si svolge in un periodo in cui la segregazione razziale e i pregiudizi condizionavano profondamente la vita quotidiana delle persone.

Lily cresce in quel contesto, assorbendone inevitabilmente alcune convinzioni, e l'incontro con le sorelle Boatwright la mette davanti a una realtà diversa.

È anche questo uno degli aspetti più interessanti del libro: la crescita personale della protagonista si intreccia con una realtà sociale complessa e dolorosa.

E poi ci sono le donne.

Donne diversissime tra loro, ciascuna con le proprie ferite, le proprie fragilità e il proprio modo di affrontare la vita.

La casa rosa diventa così qualcosa di più di un semplice rifugio: è un luogo in cui si costruiscono legami, si condividono sofferenze e si impara a prendersi cura degli altri.

Perché tirarlo giù dallo scaffale?

Perché non tutti i libri hanno bisogno di essere appena usciti per avere qualcosa da raccontare.

Non voglio fingere di averlo appena riletto, né attribuire alla lettrice che sono oggi le stesse impressioni di quella del 2011.

Preferisco lasciare che sia la mia vecchia recensione a testimoniare ciò che avevo trovato in questo romanzo.

Ed è proprio questo lo spirito di BOOKBACK!: recuperare storie che abbiamo già incontrato e dare loro una nuova occasione di essere scoperte da qualcun altro.

Magari da chi nel 2011 non aveva ancora cominciato a leggere, o semplicemente non aveva mai incrociato questo titolo.

E voi? Avete letto La vita segreta delle api? Vi è piaciuto? 

Raccontatemelo nei commenti: mi piacerebbe che BOOKBACK! diventasse anche un'occasione per confrontare i nostri ricordi di lettura.

Ci ritroviamo presto davanti allo scaffale per il prossimo BOOKBACK!

venerdì 9 ottobre 2026

L'eremo dei folli di Agnese Messina: una buona storia

 

Eccoci di nuovo qui, nel nostro piccolo angolo dedicato ai libri!

Se è la prima volta che passate da queste parti, benvenuti. Qui si parla di letture senza troppi formalismi: di libri che ci conquistano, di quelli che ci lasciano perplessi e anche di quelli che, per qualche ragione, non riescono a convincerci.

Oggi sul tavolino c'è L'eremo dei folli di Agnese Messina. Una lettura sulla quale ho diverse cose da raccontarti.

Accomodatevi, cominciamo!

Ci sono libri che, una volta terminati, cambiano completamente il giudizio che ci eravamo costruiti durante la lettura. E poi ce ne sono altri che lo spostano appena, confermando più o meno le sensazioni iniziali.

Per me L’eremo dei folli appartiene alla seconda categoria.

Infatti, arrivata all’ultima pagina, molte delle perplessità che avevo all’inizio sono rimaste.

Parto da quello che funziona. Il romanzo è scritto bene, la storia è ben costruita e soprattutto nella seconda parte riesce a diventare più interessante. È una di quelle vicende che, durante la lettura, riuscivo facilmente a immaginare trasformata in un film o in una fiction televisiva.

Il mio problema principale è stato riuscire a entrare davvero in sintonia con June.

E non perché una protagonista debba necessariamente essere simpatica o compiere scelte che condividiamo. Anzi, spesso sono proprio le contraddizioni e le zone d’ombra a rendere interessante un personaggio. Nel caso di June, però, mi è mancato quello scavo che mi avrebbe permesso di comprenderla anche quando non la approvavo.

Alcune delle sue scelte mi hanno lasciata perplessa e ho trovato un po’ insistente il suo sentirsi spesso vittima di ciò che le accade intorno.

A questo si aggiungono alcune dinamiche, comportamenti e atteggiamenti che ho trovato poco rispettosi nei confronti di un altro personaggio femminile. E soprattutto non ho apprezzato il modo in cui June sembra talvolta assecondarli, se non addirittura compiacersene. Cosa che mi ha fatto provare ancora meno empatia nei suoi confronti e che ha inevitabilmente influenzato il mio giudizio su June.

Sul piano della storia, invece, il romanzo parte piuttosto lentamente. Nella prima parte succede relativamente poco e ho avuto la sensazione che tardasse a mostrare dove volesse realmente portarmi. Successivamente il ritmo aumenta, la vicenda acquista maggiore consistenza e la lettura diventa più coinvolgente.

Anche il finale funziona, pur senza sorprendermi particolarmente. Avevo intuito la direzione verso la quale ci stavamo muovendo e la soluzione non è arrivata per me come un vero colpo di scena.

E poi c’è Catania.

L’eremo dei folli viene presentato come un romanzo fortemente legato alla Sicilia e ambientato a Catania, e forse proprio per questo mi aspettavo che la città avesse un peso molto maggiore.

Invece Catania, per me, rimane quasi sempre sullo sfondo.

Ci sono i nomi dei luoghi, qualche espressione dialettale e alcuni elementi che ci ricordano dove siamo. Ma mi è mancata la sensazione di trovarmi davvero lì. La città non diventa mai un personaggio della storia, non ne determina l’atmosfera, non entra davvero dentro il romanzo. Con pochi cambiamenti, ho avuto la sensazione che gran parte della vicenda avrebbe potuto svolgersi in molte altre città, persino in America.

Ed è forse questa una delle occasioni che considero maggiormente sprecate, perché un’ambientazione come quella siciliana avrebbe potuto regalare alla storia un’identità molto più forte.

Alla fine, quindi, L’eremo dei folli rimane per me un romanzo scritto bene, con una storia piacevole e una seconda parte decisamente più riuscita della prima.

La sensazione che mi è rimasta è quella di una buona storia che avrebbe potuto avere molta più personalità.

Ma questa, naturalmente, è la mia lettura.

Io intanto ripongo in libreria L’eremo dei folli e inizio il prossimo libro.

Se la mia recensione ti ha incuriosito e vuoi farti un'opinione personale, puoi trovare L'eremo dei folli di Agnese Messina su Feltrinelli 📚 Acquista il libro su Feltrinelli

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Qui non ci sono soltanto recensioni: ci sono libri da riscoprire, nuove letture e, soprattutto, uno spazio in cui confrontarci liberamente sulle storie che leggiamo.

Intanto, se hai ancora qualche minuto, resta a curiosare fra gli scaffali di tutteleletture. Magari trovi proprio il tuo prossimo libro!

Scopri Bookback! Libri letti in passato che tiriamo giù dallo scaffale. Andiamo insieme!

martedì 6 ottobre 2026

BOOKBACK! #1 – L'Abbazia di Northanger Tiriamolo giù dallo scaffale

 


Bentornati.

Oggi non ho portato una nuova lettura. Anzi, ho fatto esattamente il contrario: sono andata a rovistare nel passato.

Se fossimo davvero tutti seduti intorno a un tavolo, questo sarebbe il momento in cui mi alzerei, andrei verso la libreria e vi direi: «Aspettate, questo devo proprio farvelo vedere».

Ed è esattamente quello che ho fatto.

Ho tirato giù dallo scaffale L'Abbazia di Northanger.

E con lei inauguriamo una cosa nuova da queste parti: BOOKBACK! – Tiriamolo giù dallo scaffale.

Ci sono libri che abbiamo letto il mese scorso e di cui ricordiamo a malapena la trama. E poi ce ne sono altri letti quindici, vent'anni fa che, per qualche strano motivo, sono ancora lì.

Magari non ricordiamo più tutto. Qualche personaggio è scomparso, alcuni dettagli si sono confusi e probabilmente, se li rileggessimo oggi, avremmo anche qualcosa da ridire sui lettori che eravamo allora.

Ma hanno fatto parte della nostra storia.

È da questa idea che nasce BOOKBACK!

Non rileggerò necessariamente questi libri. Non vi dirò che oggi ne penso esattamente quello che ne pensavo allora, perché sarebbe poco sincero.

Farò una cosa diversa: tornerò indietro nel mio passato di lettrice e recupererò libri di cui ho scritto anni fa, quando li avevo appena chiusi e le impressioni erano ancora fresche.

E per il primo BOOKBACK! sono tornata a L'Abbazia di Northanger di Jane Austen.

All'epoca avevo già letto quasi tutti i romanzi di Jane Austen e questo mi aveva colpita soprattutto per un aspetto: l'ironia.

Catherine Morland è una ragazza ingenua, appassionatissima di romanzi gotici e dotata di una fantasia che tende decisamente a prendere il sopravvento sulla realtà.

Quando arriva a Bath e successivamente a Northanger Abbey, Catherine fa quello che probabilmente farebbe qualunque lettrice cresciuta a pane, castelli inquietanti e misteri: comincia a guardarsi intorno aspettandosi che succeda qualcosa.

Possibilmente qualcosa di terribile.

E Jane Austen si diverte moltissimo alle sue spalle.

Cosa ne pensavo allora?

Rileggendo oggi la mia vecchia recensione del 2010, una cosa è chiarissima: mi ero divertita.

Definivo questa Austen particolarmente «frizzante e molto molto ironica» e mi piaceva soprattutto il modo in cui prendeva in giro i romanzi sentimentali e gotici dell'epoca attraverso la fantasia sfrenata di Catherine.

Ricordavo con piacere anche i personaggi secondari. O meglio, alcuni li ricordavo con piacere e altri li trovavo decisamente insopportabili.

Isabella e John Thorpe appartenevano alla seconda categoria.

Evidentemente certe antipatie letterarie resistono bene al tempo.

Ma ciò che mi aveva colpita più di tutto era proprio il gioco di Austen con i libri e con noi lettori: Catherine legge talmente tanto da aspettarsi che la vita si comporti come un romanzo.

E naturalmente la vita non collabora.

Alla fine della recensione scrivevo che L'Abbazia di Northanger mostrava tutta l'ironia e la brillante intelligenza di Jane Austen e concludevo dicendo di averlo gradito molto.

E oggi?

Qui arriva la parte importante.

Non ho riletto L'Abbazia di Northanger.

E non ho intenzione di fingere di ricordarne ogni dettaglio o di dirvi che, sedici anni dopo, gli darei esattamente lo stesso giudizio.

Magari sì. Magari no.

Ed è proprio questo il senso di BOOKBACK!.

Non tornare necessariamente a leggere. Tornare a ricordare.

Ogni tanto, sommersi dalle nuove uscite, dai libri del momento, dai titoli che diventano virali e da pile di letture che sembrano non finire mai, possiamo anche voltarci indietro. Perché prima dei libri che stiamo leggendo oggi ce ne sono stati centinaia di altri.

Alcuni li abbiamo dimenticati. Altri ci hanno accompagnato per un pezzo. E qualcuno merita semplicemente di essere tirato nuovamente giù dallo scaffale. Non per dirvi «dovete leggerlo», ma per ricordarvi che questo libro esiste e raccontarvi cosa ne pensava una lettrice nel 2010 che, senza saperlo, avrebbe continuato a parlare di libri anche sedici anni dopo.

E adesso tocca a voi.

Avete letto L'Abbazia di Northanger?

E soprattutto: qual è un libro letto tantissimi anni fa che ricordate ancora con affetto?

Raccontatemi nei commenti.

La prossima volta che ci ritroveremo qui potremmo partire proprio da uno dei vostri suggerimenti.

E chissà: potrebbe essere il prossimo libro che tireremo giù dallo scaffale.

sabato 3 ottobre 2026

Cozy mystery: delitti, misteri e atmosfere in cui vorremmo vivere

 


Un omicidio, un'indagine e magari anche un assassino da smascherare. Fin qui sembrerebbe il più classico dei gialli.

Poi, però, aggiungiamo una piccola locanda, una biblioteca piena di libri, un paesino in cui tutti conoscono tutti, una tazza di tè, qualche personaggio un po' eccentrico e, perché no, persino dei gatti.

Benvenuti nel mondo dei cozy mystery.

Ma cos'è esattamente un cozy mystery?

Il cozy mystery è un particolare tipo di giallo nel quale il mistero rimane centrale — spesso c'è anche un omicidio — ma vengono messi da parte gli aspetti più crudi e violenti del genere.

Niente descrizioni particolarmente splatter, atmosfere opprimenti o investigatori tormentati che inseguono serial killer altrettanto tormentati.

Qui il delitto convive con qualcosa di apparentemente incompatibile: un'atmosfera rassicurante.

E forse è proprio questo contrasto a rendere il genere così particolare.

Il protagonista, inoltre, molto spesso non è un poliziotto o un detective professionista. Può essere un bibliotecario, la proprietaria di una locanda, una libraia, una pensionata particolarmente curiosa o semplicemente qualcuno che si ritrova nel posto sbagliato al momento giusto.

O sbagliato, dipende dai punti di vista.

Il mistero c'è davvero

Attenzione, però: "cozy" non significa che non succeda niente.

C'è un caso da risolvere, ci sono indizi, sospettati, segreti e false piste. La differenza sta soprattutto nel modo in cui il crimine viene raccontato.

Il lettore deve chiedersi chi sia stato, non avere paura di girare la pagina.

E intorno all'indagine assume grande importanza tutto il piccolo mondo nel quale la storia è ambientata: i luoghi, le abitudini, i personaggi ricorrenti e le loro relazioni.

È un giallo che, oltre a proporci un mistero, cerca in qualche modo di farci sentire a casa.

Anche se, tecnicamente, in quella casa è appena stato commesso un omicidio.

Non esiste un solo tipo di cozy mystery

Ed è proprio questo l'aspetto che mi incuriosisce di più.

Ultimamente ho scelto tre libri che


appartengono tutti al mondo cozy mystery, ma che lo interpretano in maniera differente.

Le indagini dei piccoli gatti neri di Kit Grey si avvicina al witchy cozy mystery: al mistero si aggiungono magia ed elementi soprannaturali, oltre naturalmente ai piccoli felini annunciati dal titolo. È l'incontro fra il giallo cozy e quell'immaginario fatto di streghe, incantesimi e atmosfere magiche che negli ultimi anni è diventato sempre più popolare.

Il silenzio della biblioteca di Miranda James, invece, rappresenta perfettamente quello che definirei un bookish cozy mystery.

Libri, biblioteca, una piccola comunità, un investigatore dilettante e Diesel, un enorme Maine Coon. Per chi ama leggere libri che parlano anche di libri, è difficile trovare un'ambientazione più invitante.

Infine ho scelto Mistero alla piccola locanda dei narcisi di R.L. Killmore, che ci porta verso lo small-town cozy mystery: una piccola comunità, una locanda, personaggi che finiscono inevitabilmente per incrociare le proprie vite e, naturalmente, un mistero da risolvere.

Tre romanzi, quindi, e tre modi diversi di essere cozy:

witchy, bookish e small-town.

Perché improvvisamente vogliamo delitti… cozy?

Forse perché il cozy mystery offre una combinazione piuttosto curiosa.

Da una parte abbiamo il piacere del giallo: raccogliere gli indizi, sospettare di tutti, cambiare idea tre volte e cercare di arrivare alla soluzione prima del protagonista.

Dall'altra abbiamo un mondo nel quale è piacevole trascorrere qualche ora.

Una biblioteca, una locanda, un cottage, una pasticceria, un piccolo paese.

Il crimine crea il mistero.

L'ambientazione crea il comfort.

Ed è probabilmente proprio l'unione di queste due cose apparentemente opposte a spiegare perché il genere stia conquistando così tanti lettori.

Io, intanto, ho deciso di fare un piccolo esperimento.

Tre cozy mystery, tre atmosfere completamente diverse.

Vediamo quale delle tre riuscirà a conquistarmi di più.

E voi?

Avete mai letto un cozy mystery? E soprattutto: preferireste indagare su un omicidio in una biblioteca, in una locanda o insieme a dei piccoli gatti neri?

giovedì 17 settembre 2026

MIAMI PURITY (Vicki Hendricks): quando il noir cambia punto di vista

 


Ci sono libri che colpiscono perché sembrano attualissimi ma, poi, andando a controllare la data di pubblicazione, rimaniamo sorpresi. 

Miami Purity di Vicki Hendricks è uno di questi: pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1995, è arrivato in Italia molti anni dopo, eppure per temi, linguaggio e soprattutto per il modo in cui costruisce il suo personaggio principale potrebbe tranquillamente sembrare un noir contemporaneo.


La protagonista è Sherri Parlay, trentasei anni, ex spogliarellista, con una vita sentimentale tutt’altro che tranquilla alle spalle e la volontà di ricominciare. Trova lavoro alla Miami Purity, una lavanderia a secco gestita da una donna insieme al figlio Payne.

Payne è giovane, affascinante e diventa ben presto l’oggetto del desiderio di Sherri. E da quel momento, naturalmente, le cose cominciano a complicarsi.


Prima ancora della storia, mi ha incuriosita Vicki Hendricks.

Miami Purity è il suo romanzo d’esordio e nasce anche dalla sua passione per il noir americano classico: Hendricks ha raccontato di essersi ispirata, nella struttura del romanzo, a "Il postino suona sempre due volte" di James M. Cain.

Ma qui il punto di vista cambia.

A raccontare non è un uomo sedotto dalla classica femme fatale. Al centro della storia c’è una donna. Ed è lei a desiderare, scegliere, sbagliare, agire, essere violenta, provare attrazione e raccontare la propria sessualità senza filtri.

In questo senso ho trovato l'autrice originale e, per l'epoca, decisamente all'avanguardia.


Sherri è probabilmente l'elemento che ricorderò maggiormente del romanzo.

Non è costruita per piacere al lettore. È impulsiva, contraddittoria, sessualmente vorace, a volte irritante e capace di comportamenti difficili da condividere. Ma è proprio questa mancanza di volontà di renderla più gradevole a farne un personaggio originale.

Anche lo stile segue questa impostazione: è diretto, asciutto, esplicito e senza troppi pudori. Il sesso viene raccontato apertamente, così come la violenza. E questo è bene saperlo prima di iniziarne la lettura, perché Miami Purity non è certamente per tutti i palati.


C'è però qualcosa che mi è mancato.

L'ambientazione.

Quando leggo un noir mi aspetto spesso che il luogo non faccia semplicemente da sfondo alla storia, ma che in qualche modo la racconti.

Le strade, i locali, il caldo, gli odori, i quartieri, persino la luce possono contribuire a creare quella sensazione di inquietudine e di decadenza che appartiene al genere. A volte la città finisce quasi per diventare un altro personaggio.

Qui, invece, non è successo.

E la cosa mi ha colpita ancora di più perché Miami compare addirittura nel titolo. Mi sarei aspettata di sentirla maggiormente: il caldo della Florida, la città, le sue contraddizioni, la sua atmosfera.

Invece qui rimane troppo spesso sullo sfondo.

È probabilmente la pecca maggiore che ho trovato nel romanzo.



Quindi, mi è piaciuto?

Non posso dire che Miami Purity mi abbia conquistata completamente.

Ma mi ha mostrato il noir da una prospettiva diversa.

E, anche quando un romanzo non riesce a conquistarci del tutto, farci guardare un genere che conosciamo da un punto di vista nuovo è già un buon motivo per ricordarlo.



mercoledì 26 agosto 2026

ROMANZO PER SIGNORA (Piersandro Pallavicini)

 


Ho iniziato a leggere questo romanzo grazie al passaparola all'interno del  condominio al mare.                    

Era il primo giorno di vacanza e una mia cara amica lo teneva in mano, la sorella glielo aveva lasciato in casa raccomandandole caldamente di leggerlo perché, a suo dire, ne valeva la pena.

Così mi sono tuffata anch'io dentro questa copertina raffigurante una piscina, sei sdraio a righe e un banner plane che sventola uno striscione con su scritto "Happiness".

Ma cosa è davvero la felicità? I soldi, la carriera, una famiglia tranquilla? Sono questo? 

Oppure, alla fine, alla resa dei conti, siamo tutti sulla stessa barca e quale che sia stata la nostra vita proveremo sempre e comunque lo stesso identico senso di frustrazione e tristezza?

Protagonista e voce narrante della storia è Cesare, ex direttore letterario di una nota casa editrice. Insieme a lui a Nizza, ci sono la moglie, e tre loro amici conosciuti al Rotary club.

Ciascuno di loro porta sulle spalle il peso di delusioni, malattia, lutti, dolori, amori e amicizie perdute e, ognuno in modo differente rispetto all'altro, affronterà quest'ultima parte della vita. 

Il romanzo sorprende il lettore in mille modi, lo fa riflettere, ridere, sorridere, piangere. La scrittura è sempre intrisa di amarezza, ma anche di ironia, sarcasmo e pura comicità.

Man mano che si procede con la lettura si viene messi a parte di nuove verità, di ricordi del passato che faranno sì che i tasselli, un po' alla volta, si sistemino al loro posto.

Però il finale è lasciato nelle mani del lettore. La domanda più importante, la più grande, ha e non ha una vera risposta e lascia spazio al sentimento di ciascuno di noi.

Per questo lo considero un romanzo da commentare insieme a qualcuno, non perché così facendo si potrà avere accesso alla verità assoluta, bensì per mettere a confronto gli animi e capire quali corde, questa storia, abbia toccato in ciascun lettore.

Di sicuro una romanzo che fa riflettere molto sul senso o non senso della vita.

Leggerò volentieri altro di questo autore

mercoledì 16 ottobre 2024

IL BALLO DELLE PAZZE - Victoria Mas

 


Nel momento in cui porto a termine una lettura, di solito, chiudo gli occhi e attendo che si materializzi una parola che possa descrivere e riassumere la sensazione immediata che quella storia, quella lettura, ha suscitato in me.
In questo caso, la parola che si è materializzata dietro le mie palpebre chiuse è stata "impotenza".
Libro scoperto assolutamente per caso, non conoscevo l'autrice, ma stavolta ritengo di essere giustificata dal fatto che si tratta del suo primo romanzo in quanto principalmente il suo lavoro si svolge nel mondo del cinema.
La storia si svolge alla fine del 1800, per l'esattezza ci troviamo catapultati in una Parigi del 1885 all'interno dell'ospedale psichiatrico Salpetrière, oggi rinomato centro ospedaliero universitario del XIII arrondisement. Edificio imponente, costruito nel 1600 e nato come fabbrica di polvere da sparo.
Negli anni in cui si snoda la nostra storia il dottor Jean Martin Charcot volle trasformare l'edificio in una clinica per malattie psichiatriche che richiamava studenti da tutta Europa e tra questi Sigmund Freud.
Così narrata, la storia della Salpetrière scorre quasi come una bella favola sulla scienza medica ed i suoi progressi. Questo se non si tenesse cono del fatto che, oggetto degli studi di Charcot e dei suoi seguaci erano quasi esclusivamente donne, di varia provenienza, che venivano usate come cave impotenti e spesso oggetto di pratiche a volte abominevoli e sconsiderate.


Spesso si trattava di donne segnate dal dolore, depresse, vittime di abusi, le quali venivano allontanate da una società per la quale la loro "malattia" costituiva solo un fastidioso peso.
Per cui, sovente, l'ospedale rappresentava un contenitore di donne sfortunate le quali, per i più disparati motivi dovevano essere cancellate dalla società "civile".

Il romanzo mostra uno spaccato di quotidianità all'interno della struttura rappresentando gli eventi dal punto di vista delle internate e raccontandoci le loro paure e i loro sogni, le loro emozioni e le frustrazioni.
Ma ad essere prese in considerazione sono pure quelle donne impiegate all'interno della Salpetrière: infermiere ed inservienti ad esempio.

Entrando nel dettaglio, lo scorcio che viene mostrato al lettore è il periodo della mezza Quaresima che vede le alienate molto prese dai preparativi per il Ballo di primavera (o di mezza Quaresima), noto a Parigi come Il ballo delle pazze (Le bal des Folles). Un'occasione per l'elite della società di soddisfare la propria curiosità morbosa nei riguardi delle recluse e, allo stesso tempo, la possibilità per queste ultime di trascorrere un periodo gioioso e sereno abitato da sogni e speranze.
In sostanza per Charcot una sorta di evento pubblicitario, un modo per mostrare al pubblico i risultati del proprio lavoro. Un evento, che oggi considereremmo di dubbio gusto, per ricevere consensi.

Protagoniste del romanzo sono quattro donne, molto diverse tra loro: Genevieve, capoinfermiera rigida, ma attenta alle esigenze delle pazienti, 
Eugenie, giovanissima donna dell'alta società che viene internata da un padre dispotico che vede in lei il seme del male ma che, in realtà, mal sopporta il suo anticonformismo.
Louise, giovane figlia del popolo vittima di abusi da parte dei familiari e che, però, sogna ancora l'amore.
Infine Therese, anziana prostitua, decana della Salpetrière  e punto di riferimento per tutte le ospiti dell'ospedale. 

Il romanzo si snoda in circa 180 pagine, privo di fronzoli e descrizioni particolareggiate, riesce comunque a creare nell'immaginario del lettore delle figure e dei volti e dei luoghi nitidi.
Scorrevole e mai veramente duro nella narrazione, è comunque in grado di suscitare rabbia e indignazione.

A mio parere un buon lavoro, breve, ma d'impatto. Fornisce un quadro chiaro della situazione usando anche un po' di immaginazione e un'espediente "esoterico" che intriga chi ama il genere.


Dal romanzo è stato tratto un film nel 2021 distribuito da Prime video. Film, in linea di massima , abbastanza federe al libro da cui è tratto

Voto libro Tre stelle e mezzo/ quattro

martedì 13 febbraio 2024

I consigli della Libreria Atlantide e la loro storia


 

Atlantide è a Castel San Pietro (una ventina di km da Bologna), in via Mazzini 93, dal 4 dicembre 1993.


Assoluti neofiti come librai, ci eravamo resi conto che nel paese mancava una libreria, come del resto anche nei comuni limitrofi. Con buona volontà ed incoscienza abbiamo cercato i locali più adatti, per poi procedere con tutti i passi necessari all’apertura, dopo averli trovati. Contatti con fornitori, con altri librai, studio, settimane frenetiche per l’allestimento … dopo diversi mesi di preparazione è arrivato il giorno fatidico dell’apertura.


Se all’inizio non sapevamo come sarebbero andate le cose, accompagnando all’offerta di libri anche cartoleria e qualche oggetto d’arredamento (in modica quantità), ci siamo resi conto subito che il pubblico voleva libri.


Non ci era chiaro allora che la libreria dovesse essere intesa anche come avamposto culturale, come centro per la comunità. In quegli anni il negozio di libreria, perlomeno in provincia, non era percepito in questo senso mentre, questo comune sentire, si è poi fatto strada anno dopo anno. 


Una cosa possiamo attribuircela senza peccare di presunzione: Atlantide è sempre stata l’Atlantide che il nostro pubblico conosce, da subito, con le caratteristiche che ancora la distinguono: un luogo aperto al dialogo, sincero, amichevole e gentile, in cui trovare libri di grandi e piccoli editori, indipendente, con grande attenzione ai libri per ragazzi (ogni quattro libri venduti uno appartiene alla letteratura per l’infanzia).


Abbiamo sempre intercettato i grandi mutamenti che stavano verificandosi, utilizzando le nuove tecnologie, distribuendo newsletter, vendendo su ebay (ricordiamo con emozione una esportazione negli States de La misteriosa fiamma della Regina Loana, nel 2004), facendo ricerche nel mondo per libri in catalogo e non, utilizzando con discreto successo anche i social, sempre con la nostra voce.


Da sempre abbiamo curato con attenzione i rapporti con le scuole del territorio, con le biblioteche. Solo il ricorso a gare d’appalto incentrate solo sull’entità dello sconto ci hanno messo fuori gioco, per fortuna non in tutti i casi, visto che ancora numerose sono le biblioteche che continuano a servirsi da Atlantide: in questo caso possono rinunciare a qualche punto di sconto ricevendo in cambio un servizio di qualità!


Ci siamo divertiti e abbiamo sofferto (ma le risa sono state per fortuna più numerose), tra noi, con la clientela, con altre librerie, con rappresentanti ed editori. E abbiamo sempre incrociato autori ed autrici divenuti poi amici di lungo corso, compagni di viaggio nel mare agitato dell’editoria.


Siamo sopravvissuti a svariati ministri della cultura, in un Paese con gli indici di lettura costantemente inferiori a quelli di altre nazioni civili, in picchiata da una decina di anni, in un mercato che non brilla sempre per correttezza…

Libri da consigliare, autori da suggerire ai lettori, beh, ne avremmo a bizzeffe, qui in Atlantide manteniamo sempre aggiornato con le nuove letture uno scaffale di libri consigliati, romanzi e gialli. Abbiamo pensato allora di dare spazio ad un autore che meriterebbe di essere più letto secondo noi, di veder ripubblicate alcune sue opere tristemente non disponibili. I suoi primi editori italiani non hanno avuto fortuna, Scheiwiller e Zandonai, ora auguriamo maggior fortuna a quelli attuali: Keller, Bottega Errante e Nutrimenti. 


Di Miljenko Jergovic vi proponiamo Le Marlboro di Sarajevo, edito in Italia da Quodlibet nel 1995, Scheiwiller nel 2005, infine da Bottega Errante, che continua a proporlo ai lettori dal 2019. I racconti che compongono il libro sono stati scritti a caldo, in quei terribili giorni tra aprile 1992 e febbraio 1996: 

Sarajevo, città cosmopolita e vivissima è stata cinta d’assedio e ha dovuto piangere 12.000 morti di cui circa 1.500 bambini, e più di 50.000 feriti. Fu una guerra documentata quotidianamente nelle nostre case con le immagini terribili che aprivano i Tg dell'epoca. Jergovic ci cala in quella quotidianità dando vita ad un racconto corale, fatto di amore per la sua città, di tragica fatalità, alternando momenti commoventi ad altri dai toni fiabeschi, mai esaltando l'orrore o calcando la mano sull'emotività che ne può derivare, ma dando centralità alle persone, ai loro sentimenti, in un contesto sospeso tra quotidianità, sopravvivenza, umanità. Il libro Le Marlboro di Sarajevo lo ha posto all'attenzione della scena letteraria internazionale, garantendogli anche prestigiosi premi come il tedesco Erich Maria Remarque.


La sua opera in generale è un grandioso, partecipato e intenso tributo alla storia della sua terra, evidenziando quei momenti in cui la storia ha accelerato la sua corsa, consegnando al lettore fatti decisivi per la nazione nel riflesso delle vite dei suoi protagonisti.


Chiudiamo con un'altra citazione: «Nessuno ha fatto niente per la Verità, e questa ha smesso di funzionare come argomento». La verità che “suonerà offensiva, se mai qualcuno vorrà dirla, per i serbi, per i croati e per i musulmani, I primi hanno istigato e messo in atto il crimine, gli altri, nella loro disgrazia, hanno creduto di essere nel giusto e di dover pensare e agire come i primi ".


Il libro è stato scritto mentre la guerra devastava quella bellissima e composita città che è Sarajevo. Narra le storie di quei giorni, viste dalla parte degli assediati, legando una vita all'altra, la sorte di un uomo a quella di una donna, di una casa indenne a una colpita dalle cannonate. Ne risulta un racconto corale, di amore e malinconia per una terra distrutta, ma privo di lamenti inutili, accettando l'inevitabilità della sorte e degli accadimenti. È un compendio di feroci pugni allo stomaco, in cui il conflitto balcanico fa da sfondo ai bislacchi protagonisti, sempre in bilico tra quotidianità e sopravvivenza. "Jergovic è uno scrittore epico; possiede la capacità di lasciar parlare l'oggettività delle cose e degli avvenimenti, di cogliere la storia di un individuo o di un paese nei dettagli più concreti, con sobria essenzialità". Dalla prefazione di Claudio Magris



L’autore.

Romanziere, poeta, giornalista e sceneggiatore, nonché maestro del racconto breve, è senza dubbio uno dei maggiori talenti letterari della sua generazione, noto soprattutto come autore di novelle aventi per tema la sua terra natale. Nasce a Sarajevo, dove compie studi in filosofia e sociologia. Nel 1994, durante l’assedio di Sarajevo decide di lasciare la città natale per trasferirsi a Zagabria, dove tuttora vive e lavora. La guerra, l’assedio, la fuga, il doloroso disgregarsi di una comunità, la nostalgia, ma anche gli affreschi commoventi e fiabeschi della propria infanzia, l’intrecciarsi di destini familiari e collettivi, saranno temi ricorrenti anche nelle opere successive. I suoi libri sono stati tradotti in una ventina di lingue e la lunga serie di premi e riconoscimenti letterari – tra cui, in Italia, il Grinzane Cavour nel 2003 per il libro Mama Leone e il premio Tomizza nel 2011 – lo consacra non solo come autore di fama internazionale ma anche come autentico erede dell’eccellente tradizione narrativa bosniaca e della migliore letteratura del Paese che una volta è stato la Jugoslavia. 







martedì 16 gennaio 2024

IL GRANDE MAGAZZINO DEI SOGNI - Lee Mi-Ye


Mi trovavo in libreria e sono stata attratta dalla copertina molto colorata di questo romanzo. 
Da un po' di tempo pensavo di provare un nuovo approccio alla letteratura orientale così, attratta dalla trama leggera e originale, ho deciso di portare a casa con me "Il grande magazzino dei sogni" di Lee Mi-Ye arrivato nelle librerie nel marzo del 2023.
Mi ha incuriosita anche perché pare che il romanzo sia nato da un'autopubblicazione che, grazie al tam tam dei lettori è divenuto un bestseller tradotto in varie parti del mondo e, adesso, anche in Italia.
Una volta immersi nella lettura vi troverete trasportati in una sorta di Hogwarts del mondo dei sogni, un clima sereno, magico e pure divertente, caratterizza questo grande magazzino in cui la protagonista, la giovane neo assunta Penny, viene erudita sul funzionamento dei vari piani, sulle funzioni dei vari direttori di settore e del direttore generale, nonchè su quelle di creasogni.
Al grande magazzino dei sogni i clienti arrivano in pigiama, già addormentati, alla ricerca del sogno ideale per quella notte e, all'indomani, non ricordano affatto di essersi recati in quel luogo fantastico.
Tra creasogni di successo, premi simili agli Oscar per i sogni bestsellers, assemblee organizzative e sogni su misura, Penny apprenderà il vero significato e la vera funzione dei sogni, anche di quelli meno belli.
L'ho trovato una piacevole fuga dalla realtà. Leggero, ma mai banale. 
Consigliato a chi ha voglia di evadere con la fantasia in compagnia di personaggi sempre positivi e spesso divertenti.
La traduzione di Lia Iovenitti è scorrevole e arriva delicatamente al lettore, non troviamo costruzioni o termini ricercatissimi, ma ho notato che questo avviene spesso con i romanzi orientali che hanno sovente nella versione originale una sorta di linearità e semplicità nella narrazione che li fa differire dalla letteratura del resto del mondo.
Che dire? di sicuro lettura rilassante, del resto parliamo di sonno e di sogni!
 

Un estratto: "...mi pare che la gente, al giorno d'oggi, si ostini a confrontare la propria vita con quella degli altri molto più del necessario. Da un certo punto di vista è inevitabile [...] ma se si arriva al punto di non riuscire più a concentrarsi sulle proprie cose è chiaramente un problema "

mercoledì 19 aprile 2023

Mega Book Haul primo trimestre 2023

Nel primo trimestre del 2023 ho effettuato un po' di acquisti, facendomi guidare sia da alcuni consigli arrivati dalle parti più disparate, che da quanto raccontato da alcuni risvolti di copertina.

Ho preparato quindi un video ( mostrarli in foto aveva poco senso ) in cui vi illustro un po' qualche trama e qualche curiosità.

Intanto vi chiedo, se sarete passati di qui, di iscrivervi al blog tramite l'apposito pulsantino blu in basso a destra, in tal modo rimarrete aggiornati sui prossimi articoli in uscita e mi aiuterete a far crescere questa pagina letteraria.

Grazie amici, vi lascio al video



mercoledì 15 marzo 2023

ARRIVA DAL 1983 LA SAGA GOTHIC BLACKWATER


 Approdata finalmente in Italia la  Blackwater saga, opera di un maestro del gotico quale Michael McDowell, classe '50  noto al grande pubblico per le sue sceneggiature di film famosissimi quali "Beetlejuice" o "Nightmare before Christmas", ma anche di serie arcinote : "Un salto nel buio", "Alfred Hitchcock presenta" o per il romanzo "Jack & Susan in 1913".
L'ambientazione temporale è quella degli anni '20, in un'Alabam Calda, fangosa e misteriosa intrisa di orrore e magia .
La serie fu pubblicata negli anni '80, ma, come dicevo in apertura, è arrivata in Italia soltanto oggi riscuotendo un grandissimo successo.
Una saga quindi senza tempo, una narrazione avvolgente, coinvolgente e appassionante.
Principali protagoniste due donne: Mary-love Caskey ed Elinor Dammert, la donna dai capelli di rame apparsa durante la piena del Perdido.
Chi o cosa si cela dietro Elinor? E perchè Mary-Love non riesce proprio a sopportare la sua presenza?
Tra avvenimenti soprannaturali, ripicche familiari e tragici eventi, la famiglia Caskey e l'intera comunità di Perdido, attraverseranno un'era importante che metterà alla prova l'intera cittadina.
Cittadina, tra l'altro, davvero esistente, sebbene modificata per esigenze narrative.
Figure femminili forti, combattive e determinate, sia quelle principali che quelle che ruotano attorno alle protagoniste. Le figure maschili della saga sono forse più in ombra e vengono descritte quasi come personaggi senza spina dorsale il cui potere è dovuto esclusivamente ad una mentalità patriarcale e retrograda.
Le vere colonne portanti della città sono quindi le donne, viste come individui indipendenti e non legati alla figura di madri o mogli, sebbene, all'apparenza, siano esclusivamente madri e mogli o serve di qualcuno.
Una nota a parte meritano le stupende copertine realizzate con goffrature e immagini che riprendono elementi della storia.
Altro dettaglio è la scelta di Neri Pozza di creare delle edizioni tascabili di un certo pregio, sempre rimanendo nell'ambito di volumi economici.
Nasce per questo la nuova collana Beat della quale la saga di Blackwater ne è la prima opera pubblicata.
Ne consiglio vivamente la lettura e attendo di scoprire con ansia le future pubblicazioni che si andranno ad aggiungere alla collana






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mercoledì 22 febbraio 2023

CAVE CANEM - Danila Comastri Montanari


Ciao a tutti amici lettori. Oggi ho proprio piacere di parlarvi di un romanzo che è il primo di una lunga serie dedicata al Senatore Publio Aurelio Stazio. Romanzi avvincenti e divertenti al tempo stesso, nati dalla penna di Danila Comastri Montanari.

l titolo “Cave canem” (attenti al cane) prende spunto dalla scritta che si trova all’ingresso dell'abitazione di Gneo Plauzio, ricco mercante di pesce che ha stabilito la sua dimora sul lago d’Averno considerato la porta degli inferi (da qui il pio Enea era disceso per la sua visita ai trapassati…) per via delle sue mefitiche esalazioni di gas solforosi.

E’ proprio qui che Publio Aurelio Stazio si ferma di ritorno da una gita a Baia dalla quale rientra insieme alla simpatica amica Pomponia, il cui nome ne anticipa già le rotonde forme e la solarità di carattere.

Appena ricevuto in casa da Gneo Plauzio, purtroppo, Aurelio apprende una triste notizia, quella della morte di uno dei figli di Plauzio, Attico, il quale pare essere scivolato all'interno della vasca delle murene.
Ma le morti non si arrestano, infatti, a quanto sembra, la famiglia è sotto l’influsso di una oscura maledizione che si deduce da un vaticinio e che prevede la morte di tre rami dell’albero del capofamiglia. Ma non anticipiamo il corpo della storia…

Naturalmente Aurelio non è convinto che tali morti siano dei semplici incidenti voluti dal fato e con scaltrezza e attento ragionamento giunge fino alla fine smascherando il colpevole.

A fare da contorno alla storia sono i divertentissimi personaggi che accompagnano Publio Aurelio, uno fra tutti il servo Castore, un ladro alessandrino che il Senatore ha salvato in passato da morte sicura. Sono davvero divertenti i battibecchi tra i due.
Intrigante il sottile legame che si instaura tra la giovane Nevia e il nostro nobile Senatore.

Una caratteristica che mi ha appassionato è l’attenta descrizione degli usi, dei luoghi, delle vesti, dei monili dei tempi. Ho trovato quindi la ricostruzione storica molto accurata e ciò mi ha consentito di apprezzare periodi storici il cui studio scolastico non mi aveva proprio entusiasmato.

Degno di nota il fatto che i libri della prima stampa, editi da Hobby & Work, sono in vendita al 50% tra i remainders su ibs e, credo, anche su Amazon

Riporto alcuni passi dei quali ho voluto prendere nota:

• Ibis, redibis, non morieris in bello! – aggiunse Aurelio. – “Andrai, ritornerai, non morirai in guerra”, fu pronosticato a un poveraccio, che poi, manco a dirlo, ci rimise la pelle. Ai parenti furibondi, l’oracolo spiegò che la profezia andava letta spostando la virgola: “Ibis, redibis non, morieris in bello”. Cioè: Andrai, non ritornerai, morirai in guerra!”

• -E allora? – la interruppe cinico il senatore. – La maggior parte degli omicidi è commessa proprio all’interno delle famiglie. Dove, se non tra le mura di una casa, in mezzo a gente che vive gomito a gomito, si scatenano gli odi più violenti, le passioni più sfrenate?